Archive for Maggio, 2008

ORMONI IN MENOPAUSA: PRO E CONTRO

Efficacia e rischi della Terapia ormonale sostitutiva (Tos) per informare al meglio le donne in menopausa. E’ questo lo scopo della Consensus Conference organizzata dal Sistema Nazionale Linee Guida (Snlg) dell’Istituto Superiore di Sanità, insieme con Partecipasalute, che si svolge a Torino oggi e domani. L’obiettivo dell’incontro è quello di raggiungere un accordo su temi controversi che riguardano la Tos. L’ iniziativa, che vuole tutelare il diritto della donna a compiere scelte consapevoli per la propria salute, è mirata a definire una linea di condotta condivisa tra rappresentanti di società scientifiche, associazioni sanitarie e di pazienti e coerente con gli studi scientifici sulla Terapia ormonale sostitutiva in menopausa. La Conferenza di Consenso è un metodo che consente di raggiungere un accordo in presenza di aree controverse nelle conoscenze mediche. Raccolti i dati da gruppi di lavoro che provengono da ambiti diversi, una giuria li valuta ed emette alcune raccomandazioni che nascono dal consenso dei membri della giuria stessa.

I risultati della Giuria saranno resi noti domani e divulgati on line. Milioni di donne nel mondo dopo la menopausa assumono ormoni (estrogeni e progestinici) per contrastare gli effetti della cessazione dell’attività delle ovaie. Si tratta di un trattamento che mira a ridurre sia la sintomatologia a breve termine (vampate di calore, problemi vaginali e urinari, variazioni di umore, disturbi del sonno e calo del desiderio sessuale), sia gli effetti a lungo termine (aumento del rischio cardiovascolare e insorgere dell’osteoporosi). Ma qual è la reale efficacia di questa terapia? E quali sono i rischi che comporta? Fin dalla fine degli anni Novanta la Tos, dopo essere stata esaltata per oltre un trentennio come panacea di tutti i mali derivanti dalla menopausa è stata fortemente ridimensionata. Anzi, numerosi studi clinici e d’osservazione, ne hanno addirittura messo in evidenza i rischi. Lo studio Whi (Women’s Health Initiative), in particolare, scaturito da un ampio progetto di ricerca di lungo termine sponsorizzato dagli americani National Institutes of Health e National Heart, Lung, and Blood Institute, ha capovolto molte delle aspettative sull’efficacia della Tos. Se fino al 2002, l’anno di pubblicazione dei primi risultati della ricerca, la Tos era stata prescritta a milioni di donne perché si era supposto che riducesse, oltre alla sintomatologia di breve periodo, anche il rischio di fratture e quello cardiovascolare nonché l’incedere del declino cognitivo, dal momento in cui lo studio è apparso sul Journal of the American Medical Association è diventato immediatamente evidente che gli ormoni in menopausa sono responsabili di un aumento del rischio di insorgenza di cardiopatie coronariche, tumori del seno, ictus cerebrale e tromboembolie polmonari. Danni che vanificano la sua capacità di ridurre il rischio di fratture dell’anca e dei tumori del colon. Studi successivi, inoltre, hanno dimostrato che la Tos non previene neanche il declino cognitivo. Queste nuove prove hanno notevolmente influito sui comportamenti clinici, tanto che in un quinquennio in Europa e negli Stati Uniti il consumo di farmaci indicati per la terapia ormonale sostitutiva risultava dimezzato. Tuttavia, a tutt’oggi non mancano, sia nella comunità medica, sia tra le associazioni e i gruppi organizzati per promuovere la salute femminile, i casi di diffusione di informazioni discordanti e spesso in contrasto rispetto alle conoscenze scientifiche disponibili.

Questa situazione di grande incertezza espone molte donne al rischio di ricevere, sia dal proprio medico di famiglia e dai vari specialisti, sia dall’informazione veicolata dai media informazioni, informazioni contrastanti sui benefici e sui rischi della Tos, che di fatto non consentono loro di compiere scelte consapevoli per la salute. Per fare chiarezza su questo tema controverso e per tutelare il diritto della donna a compiere scelte consapevoli per la propria salute il Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità e il progetto PartecipaSalute hanno promosso l’iniziativa torinese. (9Colonne)

SCLEROSI MULTIPLA, INTERVENTO PRECOCE RALLENTA LA MALATTIA

La sclerosi multipla va bloccata sul nascere: con un intervento tempestivo oggi è infatti possibile ridurre radicalmente l’aggressività della malattia, che colpisce oltre 5 mila persone solo nel Lazio. “Ma è necessario attivarsi fin dal primo attacco - afferma il prof. Carlo Pozzilli, professore ordinario del Dipartimento di Scienze Neurologiche dell’ Ospedale S. Andrea dell’Università Sapienza di Roma -. Le nuove evidenze dimostrano infatti che un trattamento precoce con interferone beta-1b, dopo il primo episodio, rallenta del 40% la progressione della malattia e della disabilità. E’ quindi importante aumentare le conoscenza sulla patologia fra i cittadini e diffondere la cultura dell’intervento precoce fra gli operatori sanitari”. Da questa convinzione parte il progetto “Question Time in sclerosi multipla. Contro la progressione della disabilità: il trattamento precoce è la nuova opportunità?”, un vero e proprio talk show itinerante di sensibilizzazione e formazione che si è svolto a Roma e che in seguito toccherà Bari, Firenze, Genova e Padova. “La sfida – spiega Pozzilli - è riuscire a identificare fin da subito i sintomi e a trasmettere ai pazienti fiducia nei trattamenti. Questo richiede un inteso lavoro d’équipe che solo le strutture di eccellenza riescono a garantire al meglio. Dall’attivazione del Centro Sclerosi Multipla dell’Ospedale S. Andrea, nel 2001, abbiamo assistito oltre 4 mila pazienti, di cui 500 provenienti da altre regioni. Oggi, grazie anche alla collaborazione con altri Centri di Sclerosi Multipla operanti nel Lazio, possiamo affermare che i nostri cittadini possono contare su una rete assistenziale di ottima qualità”.

I dati più recenti di un importante trial internazionale sul trattamento con interferone beta-1b, lo studio Benefit, mostrano come un inizio tempestivo, subito dopo il primo sintomo, riduca del 40% il rischio di sviluppare un danno neurologico permanente. Dopo tre anni, i pazienti che avevano iniziato immediatamente il trattamento mostravano il 41% in meno di probabilità di sviluppare la sclerosi multipla rispetto quanti lo avevano iniziato successivamente. Il trattamento precoce con interferone beta-1b rappresenta attualmente un’alternativa unica per la salute dei pazienti: nessun’altra molecola per la sclerosi multipla ha infatti dimostrato questi risultati. (9Colonne)

LA GINNASTICA PER LA MENTE DIVENTA “OLIMPIONICA”

Alla 20.ma edizione del Festival del Fitness, che si tiene da oggi a domenica a Firenze, spazio non solo ai muscoli del corpo ma anche a quelli della mente. Vi fa infatti tappa "OlimpicaMente", gara in cui la mente viene messa in gioco, esibita, allenata e premiata e che si concluderà a Milano, a settembre, con le finali, in occasione della "Settimana della Prevenzione dell’invecchiamento mentale" (15 - 20 settembre) promossa dall’associazione Mens Sana, che vedrà premiare i migliori “atleti” nelle discipline di logica, fluenza verbale, memoria dei nomi e visiva, orientamento e calcolo e memoria visiva. Il tutto con la consapevolezza che invecchiare in piena forma fisica non basta: poiché una mente lucida e attiva permette infatti di godere i frutti della buona salute. Grazie al successo dei suoi corsi di “ginnastica mentale”, l’associazione no profit Mens Sana ha messo a punto nuovi strumenti utilizzabili in età più giovani per educare le persone a prendersi cura della mente ritardando la fisiologica riduzione della capacità di attenzione, concentrazione, memoria, ragionamento, calcolo, logica, orientamento spazio-temporale, ecc. che inizia a manifestarsi già da 30 anni. Partecipare ad OlimpicaMente è facile ma è necessario superare alcune prove. Ogni iscritto alla newsletter riceverà per email la data in cui si svolgeranno le prove online sul sito www.olimpicamente.it. Oppure si possono effettuare le prove appunto presso il Festival del Fitness di Firenze. Una commissione di esperti formata da neuropsicologi e psicologi cognitivi valuterà le migliori performance e invierà ai qualificati per OlimpicaMente un attestato digitale valido per l’iscrizione alle semifinali del 19 settembre a Milano. Le iscrizioni dovranno pervenire all’indirizzo info@olimpicamente.it entro il 15 luglio. I partecipanti sono suddivisi in 2 categorie: junior (da 18 a 49 anni) e senior (da 50 in su). Tutte le attività di Olimpicamente sono accompagnate dalla campagna sociale per la sensibilizzazione verso il benessere mentale curata dagli studenti del Master in Comunicazione e Salute del Centro Studi Farmaco dell’Università di Milano in collaborazione con l’Istituto Naba – Nuova Accademia delle Belle Arti. (9Colonne)

LA CANNELLA CONTRO IL DIABETE

Può un integratore aiutare a favorire il controllo degli zuccheri nel sangue? In condizioni normali, l’insulina, ormone prodotto dal pancreas, permette al glucosio presente nel sangue di entrare nelle cellule dell’organismo dove viene utilizzato per produrre energia. Tuttavia, aumenta sempre più il numero di persone in cui l’insulina c’è ma funziona male. Le cellule dell’organismo non rispondono in modo corretto all’insulina, non riconoscendola come la “chiave” che apre la “porta” per permettere al glucosio di entrare. Il pancreas, quindi, continua a liberare insulina con l’intento di ridurre la glicemia ma, a lungo andare, alti livelli di insulina nel sangue portano a infiammazioni e ad altre complicanze, tra cui la comparsa della fastidiosa “pancetta” (accumulo di grassi a livello addominale), alti livelli di colesterolo e trigliceridi, ipertensione, ovaio policistico nelle donne e, nei casi più gravi, diabete di tipo II. E’ possibile favorire l’azione fisiologica dell’insulina modificando il proprio stile di vita: l’esercizio fisico e una dieta sana e bilanciata riducono notevolmente il rischio di passare dal “prediabete” al diabete vero e proprio. Per esempio gli alimenti integrali, grazie alla presenza delle fibre indigeribili, risultano meno calorici e, al contempo, più sazianti, di un piatto di pasta. La glicemia sale ben più lentamente, e non si sollecita la secrezione di insulina. Un ulteriore aiuto lo possiamo trovare in alcuni nutrienti, il cui utilizzo nel contesto del metabolismo glucidico è stato oggetto di numerosi studi che ne hanno confermato i benefici. Tutti conoscono la cannella, come spezia dall’aroma inconfondibile ma non tutti sanno che la cannella ha anche altre interessanti proprietà: utilizzata tradizionalmente come supporto alla digestione, di beneficio in caso di problematiche gastrointestinali, disbiosi, contrazioni e distensioni addominali si è recentemente scoperta la sua capacità di intervenire nel controllo della glicemia, favorendo una maggior sensibilità all’insulina.

Alcuni componenti degli estratti di corteccia di Cinnamomum cassia Blume (nome scientifico di una varietà di cannella) mimano infatti l’azione dell’insulina, favorendo in tal modo l’ingresso e l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule. Inoltre la sua azione sul fisiologico controllo della glicemia non si esaurisce solo dopo i pasti, ma sembra perdurare nelle 12 ore successive al suo utilizzo. Si è osservato che la cannella può favorire anche il fisiologico controllo di colesterolo e trigliceridi. Un altro valido aiuto per la salute dei soggetti insulino-resistenti è l’acido alfa-lipoico. Noto da tempo come antiossidante può contrastare l’azione dannosa dei radicali liberi sia a livello delle membrane che all’interno delle cellule: risulta perciò particolarmente benefico nel contrastare le alterazioni neuronali e le problematiche cardiovascolari tipiche delle persone con iperglicemia. Da ulteriori studi sembra inoltre che l’acido alfa-lipoico sia in grado di favorire la sensibilità all’insulina. Solgar propone Cod. 878 Lipoic Cannella un integratore a base di estratto secco di corteccia di cannella e acido alfa lipoico, in un solo prodotto i due nutrienti utili per il fisiologico controllo della glicemia. (9Colonne)

LA SINDROME DA STANCHEZZA CRONICA

Le associazioni italiane, europee e americane di pazienti affetti dalla Sindrome da Stanchezza Cronica (Cfs) hanno indetto per oggi 12 maggio la Giornata Mondiale di sensibilizzazione su questa malattia, allo scopo di richiamare l’attenzione di tutti su una patologia che è così grave da distruggere la vita delle persone che ne sono affette. Anche se si calcola che circa 300-400.000 italiani soffrono della sindrome, molti ancora non conoscono l’esistenza di questa malattia, in particolare i medici. La Cfs - al quale è stato dedicato anche un sito internet all’indirizzo www.stanchezzacronica.it - colpisce soprattutto i giovani e lascia spesso per molti anni una situazione così grave dal punto di vista della salute complesiva, che molti sono costretti a lasciare gli studi o il lavoro. Per quanto riguarda invece le prospettive terapeutiche, purtroppo non vi è alcun farmaco in grado di guarire definitivamente la malattia, anche se spesso i pazienti possono trarre dei benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei, immunomodulatori, integratori, ecc. ) e da modifiche dello stile di vita, portando anche qualcuno alla guarigione e un discreto altro numero a miglioramenti significativi della sintomatologia. Nel dicembre 1994, un gruppo internazionale di studio sulla Sindrome da Stanchezza Cronica ha pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, una nuova definizione di caso di Cfs che rimpiazzava la definizione pubblicata sei anni prima. Nella nuova definizione un caso di Sindrome da Stanchezza Cronica é definito dalla presenza delle seguenti condizioni: una fatica cronica persistente per almeno sei mesi che non é alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi, e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali. Inoltre devono essere presenti quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi presenti per almeno sei mesi: disturbi della memoria e della concentrazione così severi da ridurre sostanzialmente i livelli precedenti delle attività occupazionali e personali; faringite; dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari; dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse; cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato; un sonno non ristoratore; debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore. Ovviamente devono essere escluse tutte le condizioni mediche che possono giustificare i sintomi del paziente, per esempio ipotiroidismo, epatite B o C cronica, tumori, depressione maggiore, schizofrenia, demenza, anoressia nervosa, abuso di sostanze alcoliche ed obesità. (9Colonne)

COME EVITARE LE INTOSSICAZIONI ALIMENTARI

Nonostante due campagne sulla sicurezza alimentare promosse dall’Unione europea in collaborazione con l’Unione Nazionale Consumatori, nonché vari articoli e servizi radiotelevisivi dedicati all’argomento, nelle cucine italiane continuano a verificarsi molte tossinfezioni alimentari dovute più che altro a sistemi imperfetti di cottura e di conservazione dei cibi. Va ricordato che se un cibo è contaminato da pochi microrganismi patogeni, cioè in grado di provocare malattie, il corpo può generalmente assorbirli senza conseguenze, poiché le difese organiche sono sufficienti a parere l’attacco microbico; l’importante è perciò impedire che il numero dei microrganismi che contaminano l’alimento aumenti prima di ingerirlo. La temperatura del ghiaccio (0°), per esempio, è sufficiente a bloccare la moltiplicazione dei batteri, ma già quella di frigorifero (circa 4°) permette una buona riproduzione dei microrganismi. Man mano che sale la temperatura i microbi si trovano sempre più a loro agio, presso a poco fino alla temperatura del corpo umano (37°), oltre la quale cominciano ad avere dei problemi, tanto è vero che la febbre costituisce una difesa del corpo contro i microbi che l’hanno attaccato. La cosiddetta “pastorizzazione”, applicata al latte e ad altri prodotti, è un trattamento termico intorno ai 75° e distrugge tutte le forme vive dei batteri nocivi alla salute. Però i microbi hanno anche la capacità, sconosciuta all’uomo, di rinchiudersi in una specie di capsula, detta “spora”, dove rimangono in uno stato di “non vita” anche per diversi anni, come i semi delle piante, per resuscitare quando ritorna un ambiente favorevole. La spora è molto più resistente al calore del microbo vivo e occorrono temperature superiori anche a 120°, a volte per tempi prolungati, per neutralizzarla. Per questo, oltre a cuocere bene i cibi, va ricordato che è rischioso non ricuocere, almeno per un po’, i cibi cotti conservati. Infatti, la sola spora, anche se di per sé non tossica nel periodo di tempo (sia pur breve) in cui si è conservato il cibo, potrebbe essere tornata allo stato vivo approfittando delle condizioni favorevoli. Da questo punto di vista, le fritture sono più sicure delle lessature in acqua, perché l’olio raggiunge temperature fra i 160/180°. Tuttavia alzare troppo la fiamma fino a rendere l’olio fumante è decisamente sconsigliabile perché si decompone in sostanze nocive e poco digeribili. Anche la cottura al forno, con temperature prolungate intorno ai 180°, garantisce la sterilizzazione del cibo, cioè l’assenza di qualunque forma microbica.

Nella bollitura con acqua o nella cottura di cibi acquosi come sughi, salse, creme, uova e vegetali ricchi di umidità, invece, la temperatura è intorno ai 100° e raggiunge i 120 con il recipiente sotto pressione, in quanto il vapore prodotto all’interno fa aumentare la temperatura dell’acqua. In questi casi il tempo di cottura non dovrebbe essere inferiore ai 10 minuti, anche se vi sono alimenti “preferiti” dai microbi nocivi e altri meno preferiti. Tanto per cominciare, i microbi hanno bisogno di acqua o comunque di una certa umidità per vivere e riprodursi, per cui è difficile trovarli in concentrazioni elevate in uno spaghetto, in un grissino o in altri alimenti secchi. Inoltre devono nutrirsi, così come gli altri esseri viventi e, in particolare, prediligono zuccheri e proteine: ecco perché latte e uova (sgusciate) sono i loro alimenti ideali. Ma se gli zuccheri sono troppi, come nelle marmellate, i microbi “soffocano” perché lo zucchero, come il sale, cattura l’acqua presente nel microrganismo, che si disidrata: anche in un ambiente acido, per esempio in un liquido con aceto o succo di limone, difficilmente sopravvivono e si riproducono. Perciò un pesce lessato e condito con olio e succo di limone può essere conservato per diversi giorni in frigorifero.

Da queste poche notizie si desume che il problema della sicurezza igienica e quindi della tutela della salute varia a seconda dei casi: un sugo di pomodoro bollito a fuoco lento per dieci minuti o meno non dà problemi dal momento che il pomodoro è acido, così come una marmellata con oltre il 50 per cento di zucchero o un alimento bollito in una soluzione con aceto. Più in generale, una bollitura protratta fino a che anche il cuore dell’alimento raggiunga i 70/75° per qualche minuto, elimina molti microbi patogeni. Nella carne lessa, per esempio, questo risultato è assicurato quando la parte più interna ha cambiato colore e, al taglio, non fuoriesce più sangue. (9Colonne)

COCAINA, DUE FARMACI CONTRO LA DIPENDENZA

Una sperimentazione senza precedenti in Italia, la più grande, per numero di pazienti coinvolti, in Europa. La Toscana avvierà il prossimo 15 maggio, per 6 mesi, la sperimentazione su vasta scala di due farmaci ritenuti promettenti, in base agli studi condotti finora, per contrastare la dipendenza da cocaina. Si tratta dell’aripiprazolo e del ropinirolo, due principi attivi che agiscono su meccanismi diversi e che puntano a contrastare il desiderio irrefrenabile avvertito dal cocainomane, quello che in gergo scientifico viene definito ‘craving’. La Asl capofila del progetto (che vedrà coinvolte 11 Aziende sanitarie toscane, oltre a quelle di Torino e Padova) sarà la numero 5, quella pisana. “Diminuisce l’età di inizio del consumo - ha dichiarato l’assessore regionale alle Politiche sociali Gianni Salvadori - il fenomeno è ormai diventato dilagante. Non è più un’emergenza ma un dato di fatto. Insieme a questa sperimentazione abbiamo dato il via ad altri progetti proprio per cercare di dare una risposta concreta alle necessità di tante persone alle prese con questo tipo di problematica”. Saranno 200 i pazienti che, nelle intenzioni dei coordinatori del progetto, dovranno essere inseriti nella terapia sperimentale. Gli ultimi test condotti con i due farmaci hanno riguardato meno di 60 persone. Saranno 36 in tutto gli specialisti che condurranno la sperimentazione - sull’efficacia del trattamento sugli eventuali effetti collaterali - e 23 i SerT a cui i potenziali pazienti potranno rivolgersi per prendere parte alla sperimentazione. “Si tratta di due farmaci a basso costo già impiegati per la cura di alcune patologie psichiatriche – ha spiegato Milo Meini, responsabile del dipartimento tossicodipendenze della Asl5 di Pisa – che agiscono con meccanismi diversi. La disintossicazione da cocaina è già possibile, quello che vogliamo cercare di combattere è il cosiddetto ‘craving’”. (9Colonne)

LENTI A CONTATTO, C’E’ CHI LE USA MALE

Un registro dei danni legati al cattivo utilizzo delle lenti a contatto. Abitudini sbagliate che, calcolano gli esperti, rovinano la vista a circa 350 mila italiani ogni anno tanto che si calcola che quasi un italiano al giorno perde un occhio per troppa superficialità nella manutenzione delle “lentine”. A lanciare un sistema di segnalazione ad hoc al ministero della Salute sono gli oculisti della Società oftalmologica italiana (Soi), che durante il loro sesto Congresso internazionale in programma a Napoli da oggi a sabato - come evidenzia la newsletter di Farmacista33.it - presenteranno “un modulo speciale da distribuire ai 7 mila specialisti italiani”. Gli esperti - spiega il segretario della Soi, Matteo Piovella - potranno così riferire in modo più semplice ogni eventuale danno alle autorità sanitarie. L’obiettivo finale è appunto quello di creare, dopo un periodo iniziale di osservazione uno speciale registro sui danni associati al mal utilizzo delle lenti a contatto. Secondo un’indagine Nexplora diffusa nei mesi scorsi, gli italiani con problemi di vista che usano regolarmente le lentine sono quasi due milioni. Soprattutto donne (65%) e giovani 25-34enni. Ma dalla ricerca è emerso anche che appena due portatori di lenti a contatto su 10 (19%) le curano come dovrebbero: gli altri commettono errori spesso grossolani. Tuttavia, sottolinea il segretario Soi, “la compilazione di un registro sui danni non vuole affatto dare origine ad allarmismi ingiustificati. Le lenti a contatto sono strumenti assolutamente efficaci e preziosi - assicura -. Siamo quindi convinti che, migliorando l’informazione sui rischi che si corrono usandole male, si potranno avviare iniziative di sensibilizzazione sull’impiego corretto e si arriverà a raddoppiare il numero degli italiani fedeli a questi presidi”. (9Colonne)

DIABETE CAUSATO ANCHE DA GENI “TROPPO ZUCCHERINI”

In una certa quota di casi l’iperglicemia - assai dannosa per la salute - non dipende dalla dieta. La causa, come sottolinea il sito internet Dica33.it, che cita un articolo apparso sulla rivista Science, potrebbero essere le mutazioni del G6PC2, un gene che controlla una proteina, glucochinasi, che partecipa alla regolazione dei livelli ematici di glucosio. Le conseguenze, avvertono i ricercatori francesi e britannici che hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista uno studio al riguardo, “possono essere pericolose anche per chi non sviluppa il diabete. Con il rischio di numerose malattie cardiache”. "Anche se non esiste al momento alcuna correlazione tra la mutazione del gene G6PC2 e il diabete - si legge nell’articolo riportato dal sito internet -, le mutazioni potrebbero spiegare perché, pur mantenendo una dieta corretta, alcune persone hanno livelli di zuccheri più elevati del normale, fino al 565% in più. Per identificare la mutazione pericolosa, gli scienziati hanno studiato il profilo genetico di 654 persone non diabetiche ma con livelli di glucosio diversi: tra i tassi più bassi fino a quelli più alti, seppure entro le soglie di normalità. Quindi hanno incrociato queste informazioni con quelle ottenute dalla scansione delle oltre 392 mila mutazioni del DNA, fino a individuare quelle correlate ai valori glicemici più elevati maggiori”. (9Colonne)

ADOLESCENTI, UN QUINTO E’ IN SOVRAPPESO

Oltre un quinto degli adolescenti europei è in sovrappeso od obeso, e pochi tra loro seguono i consigli alimentari sul consumo di frutta e verdura. Questi sono solo due dei risultati del progetto Helena (Healthy lifestyle in Europe by nutrition in adolescence) finanziato dall’Ue al quale partecipa, per il nostro paese, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione e l’Università di Napoli “Federico II”. Gli anni dell’adolescenza sono un momento decisivo per l’acquisizione di abitudini che dureranno tutta la vita, sane o meno. Il numero di bambini affetti da eccesso ponderale od obesità nell’Unione europea cresce al ritmo di 400 mila circa all’anno e se, divenuti adulti, mantengono le loro cattive abitudini, si espongono a svariati problemi di salute come cardiopatie, diabete e malattie dell’apparato respiratorio. Per studiare le abitudini di vita di 3 mila adolescenti tra i 13 e i 17 anni in dieci paesi europei (Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito) nasce quindi il progetto Helena che fornisce il quadro più completo mai tracciato in Europa del comportamento e dello stato nutrizionale, oltre che dei modelli d’attività e di forma fisica degli adolescenti europei, utilizzando una metodologia comune nei dieci paesi dell’Unione. Una delle scoperte più sorprendenti del progetto è che appena il 13% degli adolescenti consuma quotidianamente almeno 200 grammi di verdura, mentre il 16% mangia almeno due frutti al giorno. Per metà degli adolescenti oggetto di studio, più del 35% dell’apporto energetico totale era composto da grassi. (9Colonne)