Archive for Giugno, 2008

BOTULINO ANTIRUGHE, ALLARME DALLA SVIZZERA

Swissmedic, l’autorità centrale svizzera di sorveglianza sanitaria, mette in guardia dagli effetti collaterali pericolosi della tossina botulinica utilizzata come “rimedio antirughe”. La tossina botulinica è un complesso di più proteine che blocca la trasmissione di stimoli dalle cellule nervose al muscolo rilassandolo o paralizzando. Come medicamento è ad esempio impiegata contro le malattie del sistema nervoso con disturbi motori e contrazioni muscolari. Swissmedic constata un crescente problema nell’applicazione non controllata di preparati con questo principio attivo nell’uso cosmetico “off label”, ossia l’impiego del medicamento al di fuori delle applicazioni autorizzate nell’informazione sul farmaco. Anche in Svizzera l’effetto paralizzante muscolare della neurotossina botulinica di tipo A è sempre più impiegato nel trattamento cosmetico delle rughe. La pubblicità presenta spesso questa applicazione come cosmetica semplice e facile, riducendola a intervento di poco conto e non nocivo. Ma non è così. “Questi medicamenti - rende noto oggi Swissmedic - devono essere applicati soltanto da medici specializzati che possiedono l’esperienza necessaria nell’applicazione della tossina botulinica di tipo A. Nella zona del collo la sostanza può estendersi localmente e provocare difficoltà di deglutizione e di respirazione. Se elevate quantità entrano nella circolazione, possono insorgere paralisi. Nel peggiore dei casi sussiste il pericolo di soffocamento”. A questo proposito Swissmedic rinvia ai rapporti dell’autorità americana Fda. (9Colonne)

SCLEROSI MULTIPLA, IN CINA TRATTAMENTO CON STAMINALI

In occasione della Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla, la Beike Biotecnology, società cinese (fondata con capitali forniti dalle Università di Pechino e Hong Kong e dal Municipio di Shenzhen, e sostenuta da fondi mobiliari nazionali) impegnata a fornire cellule staminali per i trattamenti in oltre 20 ospedali, ha evidenziato le possibilità di trattamento della sclerosi multipla e di altre importanti patologie neurodegenerative e traumatiche. Un’analisi pubblicata nel numero di gennaio della rivista scientifica “Nature” sottolinea come il Centro Beike di Shenzhen sia l’unico accreditato che, accanto ai programmi di ricerca, abbia trattato un considerevole numero di pazienti con buoni risultati. Degli oltre 3000 pazienti che si sono sottoposti ai trattamenti a base di cellule staminali, circa il 70%-80% si sono detti soddisfatti dei miglioramenti che hanno ottenuto, a seconda della malattia. Il trattamento della Beike Biotecnology - al quale anche un crescente numero di pazienti europei accede tramite il canale organizzativo della Beike Europe SA - si basa su più iniezioni di cellule staminali da cordone ombelicale accompagnate da un programma di riabilitazione quotidiana, tende ad ottenere il massimo miglioramento della qualità della vita. Le iniezioni avvengono generalmente nel liquor del midollo spinale e per endovenosa. Tuttavia, per alcuni casi di lesioni del midollo spinale si iniettano le cellule staminali chirurgicamente. Inoltre si forniscono anche le cellule staminali da midollo osseo per i pazienti con sclerosi multipla, atassia e lesioni al midollo spinale. Le prospettive per il futuro includeranno anche le cellule staminali derivate da membrana amniotica e la riprogrammazione, grazie anche ad un finanziamento significativo ad uno dei partner della società, l’Università Scientifica di Tsinghua. (9Colonne)

MAL DI TESTA “CAMPANELLO D’ALLARME" PER ANORESSIA E BULIMIA

Una delle più inattese risultanze scientifiche emerse dal congresso Anircef di Taormina ha trovato conferma nel corso dell’apertura a Vicenza del X Congresso Ansisa (Associazione Nazionale Specialisti in Scienze dell’Alimentazione), il cui presidente Roberto Ostuzzi ha collaborato col presidente Anircef Giovanni D’Andrea nella realizzazione di uno studio dal quale emerge come nelle donne anoressiche e bulimiche la percentuale di emicraniche sia significativamente più elevata rispetto alla popolazione normale: 75-83,5% contro il 12,5%. Nella maggior parte di queste donne (68,1%) i primi sintomi del disturbo alimentare (anoressia e/o bulimia) coincidono con i primi attacchi di emicrania o addirittura li precedono. L’ipotesi è che l’emicrania possa favorire l’insorgenza dei disturbo alimentari, ipotesi confortata anche dal riscontro in entrambe le patologie di una disfunzione delle stesse aree cerebrali: ipotalamo, corteccia limbica e amigdala. Proprio in queste zone si concentrano infatti particolari recettori denominati Tars (cioè trace amine receptors) ai quali si legano le cosiddette Amine Elusive (così chiamate perché erano sempre sfuggite a ogni indagine di laboratorio) indicate da D’Andrea come le sostanze neurochimiche responsabili del mal di testa e da lui individuate grazie a una particolare metodica nel plasma e nelle piastrine. Sono l’octopamina e la sinefrina, trasmettitori nervosi importantissimi negli invertebrati e che sembravano presenti solo in piccole tracce negli animali superiori dove finivano per essere indicate addirittura col termine di “falsi neurotrasmettitori”. Una volta individuati nell’uomo si è invece scoperto che non sono per nulla falsi e anzi alterano l’attività dei circuiti della serotonina, il neurotrasmettitore finora universalmente riconosciuto come principale imputato nell’emicrania. Adesso si è scoperto che nelle emicraniche anoressiche e/o buliniche ad essere alterate sono anche tiramina e dopamina. Un altro tassello si aggiunge così all’ipotesi della co-morbidità nascosta dei due disturbi. (9Colonne)

GENETICA CONTRO I TUMORI, NAPOLI IN PRIMA LINEA

Combattere il tumore geneticamente oggi è possibile anche in Campania grazie all’accordo sottoscritto tra la Clinica Salus di Battipaglia e l’Istituto Genetica Biofisica (Igb) del Cnr di Napoli, polo che già in passato è stato utilizzato per il progetto Genoma coordinato dal premio Nobel per la Medicina Renato Dulbecco, per la tracciabilità del Dna. La joint-venture mira a creare una “mappa di rischio genetico” realizzando delle analisi sul sangue su gruppi a rischio genetico (individuati grazie alle segnalazioni dei medici di medicina generale) in grado di rivelare l’eventuale predisposizione genetica al tumore: dalle patologie oggi definite “Big Killers” - quali tumori della sfera genitale femminile (mammella ed ovaio), tumori della pelle (melanomi) e tumori del colon-retto - alle patologie non tumorali quali difetti di coagulazione, retinite pigmentosa (oculistica) e farmacogenetica per valutare l’efficacia di un farmaco. A coloro i quali verrà diagnosticato un certo grado di significatività verrà consigliato il percorso terapeutico da effettuare in modo tale da ridurre i casi di mortalità e di ricorso a terapie radicali come spesso accade per soggetti che arrivano troppo tardi alla diagnosi. Altra branca di interesse dell’accordo è la citogenetica rivolta soprattutto al benessere e alla salute fetale (esami su liquido amniotico e su sangue). Si conferma quindi per Napoli un ruolo di primo piano nella genetica italiana ed internazionale. La città vanta istallazioni scientifiche di rilevanza nazionale grazie all’esistenza di numerosi gruppi di ricerca di altissimo livello che operano in questo settore ed in settori affini. Tali gruppi afferiscono a diversi enti, tra cui le Università di Napoli, l’Istituto per la Ricerca sul Cancro “Fondazione Pascale”, la neonata Fondazione Melanoma, la Stazione zoologica “Anton Dohrn”, il Tigem (Telethon Institute for Genetics and Medicine) trasferitosi di recente da Milano a Napoli. (9Colonne)

ANORESSIA E BULIMIA, MALATTIE DI MASSA

L’associazione Ansisa, che si propone di caratterizzare, promuovere e valorizzare la peculiare figura dello specialista in Scienza dell’alimentazione nei molteplici ambiti in cui è chiamato ad esercitare la propria attività, ha organizzato a Vicenza il X Congresso Nazionale “Cibo del futuro - futuro del cibo”. I lavori sono in programma in programma domani 7 e domenica 8 giugno. Un dato sconfortante che emerge da recenti indagini è che una parte della popolazione si nutre male, con serie conseguenze per la salute. In molti hanno degli scompensi dovuti ad alimentazioni sbagliate. Il dato più allarmante poi, è che sono tantissime le donne, circa un milione, e soprattutto giovanissime, che soffrono di disturbi alimentari. Le donne si ammalano di anoressia e bulimia e i motivi sono sempre di carattere psicologico. I temi da affrontare al convegno saranno tanti, ma anoressia e bulimia avranno il ruolo principale, visto l’aumento del tasso di mortalità dovuto a queste patologie. I dati epidemiologici ci dicono infatti che in Italia, come negli altri Paesi occidentali, le due malattie rappresentano un problema sociale e sanitario di grande rilevanza. Le donne sono le più colpite, e il 20-30% va incontro a una cronicizzazione. È preoccupante inoltre, anche la crescita del numero di maschi con un rapporto difficile con l’alimentazione. (9Colonne)

DIABETE: ECCO IL GENE “BRUCIA-GRASSI”

Un’équipe internazionale di ricercatori ha individuato un gene “brucia-grassi” che svolge un ruolo chiave nel mantenimento della sensibilità delle nostre cellule all’insulina ed è presente in misura ridotta nei soggetti con livelli elevati di glucosio nel sangue e affetti da diabete di tipo 2. Il lavoro, parzialmente finanziato dall’Ue, è stato pubblicato sulla rivista Cell. Il diabete di tipo 2 è provocato da una riduzione della produzione di insulina da parte del pancreas, ovvero dall’incapacità di altri tessuti di rispondere adeguatamente all’insulina, una condizione nota come “resistenza insulinica”. Quando le cellule non rispondono all’insulina, si verifica un aumento del livello di glucosio nel sangue, che provoca a sua volta un peggioramento della resistenza insulinica e un conseguente aumento del rischio di sviluppare gravi complicazioni associate al diabete, quali la cecità e l’insufficienza renale. Il controllo del tasso glicemico nel sangue consente di migliorare la sensibilità all’insulina dei tessuti e riduce la probabilità dell’insorgenza di tali complicazioni per la salute. In questa recente ricerca, gli scienziati hanno studiato un enzima denominato diaciglicerolo chinasi (Dgk) delta, fondamentale per il mantenimento della sensibilità cellulare all’insulina. Il Dgk delta svolge un ruolo nella disgregazione dei lipidi. I ricercatori hanno scoperto che il gene che produce il Dgk delta è meno attivo nei tessuti muscolari delle persone con un tasso glicemico elevato e affette da diabete di tipo 2. In assenza di questo gene, le cellule muscolari sono risultate meno sensibili all’insulina e con una minore capacità di bruciare i grassi, per cui aumentava il rischio di obesità. La buona notizia è che, correggendo i livelli di glucosio nel sangue con esercizio fisico o farmaci, si potenzia l’attività del gene che produce Dgk delta e si ripristina la sensibilità cellulare all’insulina. “L’espressione di questo gene si riduce con l’aumento del glucosio nel sangue, ma l’attività si può ripristinare se il tasso glicemico viene controllato mediante una terapia farmacologica o l’esercizio fisico - spiega Juleen Zierath del Karolinska Institute in Svezia, che ha guidato la ricerca -. I nostri risultati sottolineano l’importanza di una rigida regolazione del livello di glucosio nel sangue per le persone affette da diabete”. La ricerca è stata sostenuta dai progetti Exgenesis ed Eugene2, entrambi finanziati dall’Ue nell’ambito del sesto programma quadro. (9Colonne)

COLESTEROLO ALTO “SPIA” DELL’EMICRANIA

Gli emicranici, soprattutto quelli ultracinquantenni, presentano sia una colesterolemia significativamente più elevata rispetto a chi non soffre di questo mal di testa (valori medi di 263,2 rispetto a 253,3) sia Ldl più alte (182,8 rispetto a 174,7). Questi i risultati dello studio Zap (Zabut Aging Project) condotto per sette anni nell’area palermitana dal Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’Università che ha monitorato 1436 persone con oltre 50 anni di ambo i sessi (1285 emicranici e 151 non). Lo studio indica quindi che il colesterolo potrebbe essere considerato come un potenziale fattore di rischio vascolare nell’associazione fra emicrania e patologie cardio e cerebro-vascolari. Soprattutto nell’anziano la presenza di ipercolesterolemia a livello cerebrale potrebbe contribuire a far aumentare il rischio di lesioni della sostanza bianca sottocorticale con conseguente aumento della compromissione cognitiva. Questo parametro va dunque attentamente valutato negli emicranici adulti e anziani, soprattutto se di sesso maschile. Inoltre lo studio ha evidenziato che gli emicranici presentano una maggior tendenza ad ammalarsi di depressione rispetto a chi non soffre di questo mal di testa. Il 47,7% degli emicranici presenta depressione di grado lieve-moderato in confronto al 15,8% dei sani di controllo e si tratta soprattutto di pazienti maschi con una prevalenza che supera quella di tutte le precedenti valutazioni epidemiologiche. Uno studio condotto dalla stessa Università di Palermo tre anni fa aveva dimostrato che fra gli oltre 150 diversi tipi di mal di testa conosciuti, soltanto l’emicrania ricorrente ha una significativa riduzione della prevalenza con l’aumentare dell’età: il fenomeno appare evidente confrontando soggetti di 65-74 anni con chi ne ha almeno 85. Per quanto quello ora ottenuto sia il primo dato di questo tipo e siano stati rilevati fattori potenzialmente confondenti - come ad esempio la presenza di malattie vascolari nel campione esaminato -, il calo dell’umore va considerato come un’ importante co-morbilità che può peggiorare l’andamento dell’emicrania anche nel maschio e non solo nella donna, come invece si ritiene solitamente. (9Colonne)

LA DIETA MEDITERRANEA PREVIENE IL DIABETE

Addio diabete se si segue un regime alimentare ricco di frutta, verdure, fibre e grassi polinsaturi omega 3 e 6. In due parole: “dieta mediterranea”. E’ il risultato di una ricerca condotta su circa quattordicimila spagnoli che sono stati intervistati circa le loro abitudini alimentari e che sono stati seguiti per quattro anni al fine di valutare le loro condizioni di salute in rapporto alla dieta. I risultati – pubblicati sul British Medical Journal – hanno dimostrato che i volontari che seguivano una dieta tipicamente mediterranea avevano l’83% di rischio in meno di sviluppare il diabete. Lo studio ha preso le mosse dalle teorie, ormai dimostrate, che un regime alimentare mediterraneo - caratterizzato da frutta, verdure, olio extravergine d’oliva, pasta e pesce accompagnati da un buon bicchiere di vino rosso - faccia vivere più a lungo e tenga lontane numerose malattie, soprattutto quelle legate al sistema cardiovascolare. I ricercatori iberici si sono, quindi, concentrati sullo studio del possibile collegamento tra dieta mediterranea e sviluppo di diabete di tipo 1 e 2 e hanno arruolato 14.000 uomini e donne di varie età che, a seconda della loro minore o maggiore aderenza alle indicazioni della dieta mediterranea, sono stati divisi in tre gruppi e sono stati seguiti per 4 anni. L’esperimento avrebbe confermato il ruolo benefico esercitato dalla dieta mediterranea, ma i ricercatori hanno annunciato un nuovo studio che verrà condotto su un campione più vasto di popolazione e su un periodo più lungo. (9Colonne)

CARDIOPATICI MONITORATI DALLE LENZUOLA

Ogni anno muoiono nell’Unione europea 1,9 milioni di persone per malattie cardiovascolari. La metà dei decessi riguarda persone che hanno già avuto un attacco cardiaco. Per questo si cerca di trovare modi migliori per gestire e trattare le cardiopatie coronariche e le insufficienza cardiache croniche. Il nuovo progetto Heartcycle, uno dei più vasti progetti di ricerca dell’Unione europea nel campo sanitario e biomedico, si propone di creare soluzioni di telemonitoraggio innovative. Grazie a sensori discreti integrati negli oggetti d’uso quotidiano - indumenti, lenzuola e apparecchi domestici -, il sistema che questo consorzio di ricerca guidato dall’industria intende sviluppare è destinato a migliorare la qualità delle cure a pazienti con cardiopatie coronariche e insufficienze cardiache monitorandone le condizioni in casa. Il sistema invierà dati ai medici affinché possano modificare le terapie e fare raccomandazioni di stile di vita, e, allo stesso tempo, coinvolgerà i pazienti nella cura della propria malattia. Al consorzio partecipa per l’Italia il Dipartimento di Bioingegneria del Politecnico di Milano e altre istituzioni accademiche e di ricerca di Finlandia, Svizzera, Germania, Belgio, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Grecia e Cina. In tutto 18 partner di progetto, pubblici e privati, che vedono lavorare insieme ingegneri hardware e software, fabbricanti di tessuti, progettisti industriali, esperti clinici e corpo medico, sotto la coordinazione di Philips Research. Nell’ambito del settimo programma quadro, l’Unione europea investirà in 4 anni più di 14 milioni di euro nella ricerca Heartcycle, laddove il costo totale del progetto è di circa 22 milioni di euro. Heartcycle si avvale dei progressi fatti dal progetto Myheart, che terminerà a dicembre ed è stato finanziato nell’ambito del programma Ist (Information Society Technologies) del sesto programma quadro. Myheart, che riuniva alcuni degli stessi partner di Heartcycle, ha sviluppato tecnologie di telemonitoraggio avanzate e concetti di servizi per mettere le persone in condizione di avere un ruolo attivo nella conservazione della propria salute. Proprio durante questa ricerca, i partner del progetto hanno identificato la gestione della malattia a casa come campo potenziale per il miglioramento degli standard di cure mediche, obiettivo che Heartcycle cercherà di conseguire concentrandosi sulla cardiopatia coronarica. Il progetto viene presentato su intrenet all’indirizzo www.heartcycle.eu. (9Colonne)