Archive for mal di testa

ESSENZE CONTRO IL MAL DI TESTA

Diversi studi hanno rivelato una non trascurabile presenza di stress, ansia e depressione negli emicranici. Chi soffre di emicrania - caratterizzata da un dolore pulsante localizzato ad un lato della testa che può durare dalle poche ore fino a tre giorni e che si aggrava con il movimento e che può essere accompagnato da nausea o vomito - quindi deve stare attento non solo agli stress fisici – notti insonni, luci e profumi troppo forti, rumori martellanti - ma anche a quelli psicologici. Si ritiene infatti che le persone costantemente in conflitto siano maggiormente a rischio emicrania. L’insorgere del dolore alla testa "serve" – secondo la psicosomatica - ad allentare l’iperattività cerebrale che nasce per trovare ad una soluzione ad un problema che tormenta, quasi a volere interrompere questo logorio mentale. Quindi un aiuto per risolvere questo problema sotto questo punto di vista viene dalla floriterapia. "White Chestnut – come consiglia la consulente floriterapica Donatella Pecora che tramite il suo sito internet www.donatellapecora.it offre a chiunque la possibilità di usufruire di video-consulenze - è l’essenza che ‘spegne’ l’iperattività cerebrale fatta di pensieri e immagini ripetitive e ossessive". Altra essenza consigliata è anche quella Rock Water che riequilibra una tensione. Consigliato è anche l’uso dell’essenza Hornbeam, ossia l’essenza che ripristina l’energia addetta alle facoltà psichiche. E ad aiutare le persone colpite dalla "depressione mascherata" che caratterizza le persone in conflitto con se stesse e con gli altri si consigliano poi, rispettivamente, le essenze Agrimony e Scleranthus. (9Colonne)

MAL DI TESTA “CAMPANELLO D’ALLARME" PER ANORESSIA E BULIMIA

Una delle più inattese risultanze scientifiche emerse dal congresso Anircef di Taormina ha trovato conferma nel corso dell’apertura a Vicenza del X Congresso Ansisa (Associazione Nazionale Specialisti in Scienze dell’Alimentazione), il cui presidente Roberto Ostuzzi ha collaborato col presidente Anircef Giovanni D’Andrea nella realizzazione di uno studio dal quale emerge come nelle donne anoressiche e bulimiche la percentuale di emicraniche sia significativamente più elevata rispetto alla popolazione normale: 75-83,5% contro il 12,5%. Nella maggior parte di queste donne (68,1%) i primi sintomi del disturbo alimentare (anoressia e/o bulimia) coincidono con i primi attacchi di emicrania o addirittura li precedono. L’ipotesi è che l’emicrania possa favorire l’insorgenza dei disturbo alimentari, ipotesi confortata anche dal riscontro in entrambe le patologie di una disfunzione delle stesse aree cerebrali: ipotalamo, corteccia limbica e amigdala. Proprio in queste zone si concentrano infatti particolari recettori denominati Tars (cioè trace amine receptors) ai quali si legano le cosiddette Amine Elusive (così chiamate perché erano sempre sfuggite a ogni indagine di laboratorio) indicate da D’Andrea come le sostanze neurochimiche responsabili del mal di testa e da lui individuate grazie a una particolare metodica nel plasma e nelle piastrine. Sono l’octopamina e la sinefrina, trasmettitori nervosi importantissimi negli invertebrati e che sembravano presenti solo in piccole tracce negli animali superiori dove finivano per essere indicate addirittura col termine di “falsi neurotrasmettitori”. Una volta individuati nell’uomo si è invece scoperto che non sono per nulla falsi e anzi alterano l’attività dei circuiti della serotonina, il neurotrasmettitore finora universalmente riconosciuto come principale imputato nell’emicrania. Adesso si è scoperto che nelle emicraniche anoressiche e/o buliniche ad essere alterate sono anche tiramina e dopamina. Un altro tassello si aggiunge così all’ipotesi della co-morbidità nascosta dei due disturbi. (9Colonne)

COLESTEROLO ALTO “SPIA” DELL’EMICRANIA

Gli emicranici, soprattutto quelli ultracinquantenni, presentano sia una colesterolemia significativamente più elevata rispetto a chi non soffre di questo mal di testa (valori medi di 263,2 rispetto a 253,3) sia Ldl più alte (182,8 rispetto a 174,7). Questi i risultati dello studio Zap (Zabut Aging Project) condotto per sette anni nell’area palermitana dal Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’Università che ha monitorato 1436 persone con oltre 50 anni di ambo i sessi (1285 emicranici e 151 non). Lo studio indica quindi che il colesterolo potrebbe essere considerato come un potenziale fattore di rischio vascolare nell’associazione fra emicrania e patologie cardio e cerebro-vascolari. Soprattutto nell’anziano la presenza di ipercolesterolemia a livello cerebrale potrebbe contribuire a far aumentare il rischio di lesioni della sostanza bianca sottocorticale con conseguente aumento della compromissione cognitiva. Questo parametro va dunque attentamente valutato negli emicranici adulti e anziani, soprattutto se di sesso maschile. Inoltre lo studio ha evidenziato che gli emicranici presentano una maggior tendenza ad ammalarsi di depressione rispetto a chi non soffre di questo mal di testa. Il 47,7% degli emicranici presenta depressione di grado lieve-moderato in confronto al 15,8% dei sani di controllo e si tratta soprattutto di pazienti maschi con una prevalenza che supera quella di tutte le precedenti valutazioni epidemiologiche. Uno studio condotto dalla stessa Università di Palermo tre anni fa aveva dimostrato che fra gli oltre 150 diversi tipi di mal di testa conosciuti, soltanto l’emicrania ricorrente ha una significativa riduzione della prevalenza con l’aumentare dell’età: il fenomeno appare evidente confrontando soggetti di 65-74 anni con chi ne ha almeno 85. Per quanto quello ora ottenuto sia il primo dato di questo tipo e siano stati rilevati fattori potenzialmente confondenti - come ad esempio la presenza di malattie vascolari nel campione esaminato -, il calo dell’umore va considerato come un’ importante co-morbilità che può peggiorare l’andamento dell’emicrania anche nel maschio e non solo nella donna, come invece si ritiene solitamente. (9Colonne)

A MILANO LA PRIMA EMICRANIA CRONICA TRATTATA CON VNS

Al congresso che l’Associazione neurologica italiana per la ricerca sulle cefalee (Anicerf) tiene a Taormina fino a sabato viene presentato il primo caso europeo di emicrania cronica quotidiana trattata con stimolazione del nervo vagale (Vns). Dopo due soli precedenti (uno in Canada e uno in Usa, rispettivamente con i neurochirurghi Mark Sandler ed Alexader Mauskop), il neurochirurgo Angelo Franzini del Besta di Milano ha ottenuto una risposta efficace in una 40enne colpita da emicrania cronica quotidiana e depressione farmacoresistente. I neurologi canadesi avevano usato la Vns in un paziente affetto anche da epilessia farmacoresistente (accade nel 30% circa dei casi) e l’epilessia non migliorò quanto l’emicrania, passata da 3 attacchi al mese a 3 ogni 13 mesi. Al Besta il trattamento con Vns ha anche migliorato sia la depressione sia il mal di testa che, a distanza ormai di 6 mesi dall’impianto non si è più ripresentato con la precedente frequenza che da anni condannava la paziente ad attacchi non controllabili dai farmaci ogni giorno. Il caso di cui riferiranno a Taormina i medici del Besta è forse quello che meglio rispecchia lo spirito dell’intero congresso siciliano (intitolato infatti “La farmaco resistenza nelle cefalee”) perché racchiude in un’unica situazione sia il presentarsi di due patologie nello stesso paziente (si parlerà ad esempio anche di emicrania e ictus, emicrania e pervietà del setto interatriale cardiaco, emicrania e disturbi del sonno, emicrania e dieta, eccetera), sia del grave problema della farmacoresistenza, in continua crescita a causa dell’abuso e/o dell’errato uso dei farmaci, soprattutto da banco. Per spiegare il risultato dei canadesi non va dimenticato che epilessia ed emicrania potrebbero risentire di frequenze simili così come risentono dei farmaci neuromodulatori valproato o topiramato, che agiscono, a dosaggi diversi, su entrambe. La comune radice delle due malattie è peraltro nota da tempo. L’esperienza di Sandler ha suscitato interesse in tutto il mondo, tantìè che nel 2005 Alexader Mauskop della State University di New York ha utilizzato “off label” la Vns direttamente nell’emicrania cronica farmacoresistente, restituendo a un 45enne e a una 26enne una vita normale con l’aiuto di farmaci antiemicranici tornati finalmente a funzionare. Forse, senza saperlo, Sandler, Bussone e Mauskop, pur usando la Vns in malattie diverse (epilessia il primo, depressione il secondo e direttamente emicrania il terzo), possono aver utilizzato la frequenza di stimolazione che va bene per l’emicrania. Al Besta stanno già selezionato pazienti depressi affetti anche da emicrania che, alla luce dei recenti risultati, potrebbero ottenere il doppio vantaggio di veder migliorare contemporaneamente il disturbo dell’umore e il mal di testa dopo trattamento con Vns. (9Colonne)

MAL DI TESTA, RICERCATORI TROVANO NESSO GENETICO

Una squadra internazionale di ricercatori è riuscita a trovare un collegamento genetico alla predisposizione all’emicrania in due diverse popolazioni, 210 famiglie con emicrania residenti in Finlandia e in Australia. Le scoperte di questo studio finanziato dall’Ue sono state recentemente pubblicate nel American Journal of Human Genetics. L’emicrania provoca generalmente episodi di cefalea gravi o moderati che possono durare da 4 a 72 ore. Oltre al dolore, spesso unilaterale pulsante, l’emicrania causa un aumento della sensibilità al rumore e alla luce e induce problemi gastrointestinali come nausea e vomito. Circa il 15% della popolazione mondiale soffre di emicrania. In Europa, circa 41 milioni di persone ne sono colpite, con un costo per l’Ue di quasi 10 miliardi di euro ogni anno. Una delle principali difficoltà che i ricercatori che esaminano le cause genetiche dell’emicrania si trovano ad affrontare è l’ampia gamma di sintomi presentati da chi ne soffre. Studi precedenti hanno riportato collegamenti tra l’emicrania e un numero di punti sul genoma, ma nessuno è stato mai replicato in modo costante. “Per affrontare questo problema, abbiamo sviluppato una nuova tecnica di analisi che si concentra su diversi sintomi dell´emicrania” spiega Aarno Palotie dell’Università di Helsinki e del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge. Nello studio è stato identificato il locus genico sul cromosoma 10q23. I ricercatori hanno fatto osservare che questa scoperta indica con forza un collegamento genetico in entrambe le popolazioni studiate, come anche nello studio di ripetizione. Una caratteristica interessante di questo studio è che, anche se Finlandia e Australia sono geneticamente distanti, i ricercatori sono riusciti a mettere insieme la ricerca precedente che offriva prove solide per identificare la regione che viene facilmente colpita. “In una ulteriore analisi, due precedenti studi indipendenti, uno finlandese e uno australiano, avevano individuato lo stesso locus, ma in quegli studi le prove erano appena al di sotto del livello di significatività e per questo motivo la connessione era stata fino ad oggi ignorata” sottolinea Verneri Antilla, ricercatore del Wellcome Trust Sanger Institute e membro del gruppo di Palotie. I ricercatori sono riusciti a collegare questo locus all’emicrania in 4000 persone affette dal male o nei loro parenti stretti. “Tutte queste scoperte sono state possibili grazie a un aspetto della genetica dell’emicrania appena scoperto: diversi tipi di dolore, come il dolore pulsante o quello unilaterale, sono collegati in modo più stretto a loci genici specifici rispetto al dolore generale” aggiunge il prof. Palotie. I risultati di questo studio dovrebbero aiutare a stimolare ulteriore lavoro per chiarire il mistero relativo ai modelli di emicrania e per scoprire bersagli per le terapie future. (9Colonne)

MAL DI TESTA? FORSE E’ “MAL DI PRIMAVERA”

Questi primi giorni di primavera rappresentano un momento di transizione anche per l’organismo umano, che deve adattarsi ai nuovi ritmi della luce e al variare della temperatura. Ma succede spesso che il fisico abbia bisogno di un po’ di tempo per abituarsi a questi improvvisi cambiamenti. Ecco perché sono molte le persone che, con l’arrivo della primavera, sono soggette a una serie di disturbi e di malesseri, quali: mal di testa, sensazione di stanchezza diffusa e generalizzata, mancanza di forze, apatia, difficoltà di concentrazione. E’ come se l’orologio biologico andasse in tilt. E’ soprattutto la luce l’elemento chiave di questo periodo di cambiamenti perché va a interferire con le nostre aree nervose (non soggette alla volontà), che regolano i meccanismi primari del metabolismo, dell’attività sessuale, del sonno, della fame e della sazietà. In particolare, è fondamentale l’attività della ghiandola pineale, che rappresenta una sorta di collegamento fra il mondo interno dell’organismo e quello all’esterno, trasformando i segnali fisici che derivano dai cambiamenti (della luce, di temperatura, dei campi elettromagnetici) in energia chimica. Sotto l’effetto della luce, la ghiandola pineale produce serotonina, una sostanza che favorisce lo stato di veglia, mentre, di notte, la produzione di questo ormone diminuisce sensibilmente e aumenta quella di melatonina, l’ormone che prepara l’organismo al riposo notturno. Nell’uomo, i ritmi biologici sono da riferire al ritmo circadiano, che ha tempi di avvicendamento luce-buio e sonno-veglia modulati nell’arco delle 24 ore. Chi non possiede un orologio biologico efficiente e, in particolare, ha un deficit di adattamento ai ritmi biologici esterni, che cambiano con la primavera, va incontro a una serie di disturbi, noti genericamente come “mal di primavera”, che vengono accentuati bruscamente dal ripristino dell’ora legale. Nelle persone più sensibili, infatti, è sufficiente un’ora in più di esposizione alla luce solare per mandare in tilt il sistema adattativo, che non riesce a superare lo stress dovuto ai mutamenti repentini che turbano l’equilibrio biologico. Ecco perché sono consigliabili il magnesio e potassio - accoppiata vincente contro l’astenia primaverile – alla base di alcuni noti integratori. (9Colonne)

MAL DI TESTA, COMBATTERLO ANCHE CON I FERMENTI LATTICI

Gonfiore, pesantezza allo stomaco, cui si accompagnano spesso mal di testa, dolore alla parte alta dell’addome, sonnolenza, alito cattivo: sono i sintomi tipici della dispepsia (dal greco dys-pepsia, ossia “cattiva digestione”), un problema che colpisce un numero sempre maggiore di persone. Secondo l’Aigo, Associazione italiana gastroenterologi endoscopisti ospedalieri, ne soffrirebbe ben il 20-40 per cento della popolazione italiana e, nella maggior parte dei casi, si tratta di dispepsia funzionale, non dovuta, cioè, a malattie organiche. Le cause della dispepsia funzionale sono molteplici. Anzitutto, i pasti abbondanti e poco equilibrati o ricchi di grassi, che interferiscono con i normali processi digestivi. Ma anche emozioni negative (stress, ansia, collera…), uno stile di vita disordinato con una dieta fatta di pasti veloci, senza orari, e una masticazione frettolosa o insufficiente possono contribuire ad appesantire la digestione. E, fra i sintomi più tipici ed evidenti della cattiva digestione, vi è il meteorismo, e cioè il gonfiore e la sensazione di tensione addominale, dovuti alla presenza di un eccesso di aria intrappolata nello stomaco o, più di frequente, nell’intestino. Ad aggravare il disturbo contribuisce spesso anche un’alterazione della flora batterica intestinale (disbiosi), che causa fermentazione nell’intestino e che è responsabile della produzione di maggiori quantità di gas. Per riequilibrare la flora batterica intestinale, i fermenti lattici, termine generico con cui si indicano tutti i preparati che contengono batteri “amici” della flora intestinale, rappresentano la soluzione migliore. Tuttavia, anche se i fermenti lattici vengono assunti come integratori, i batteri benefici spesso muoiono prima di raggiungere la flora batterica a causa dell’ambiente acido dello stomaco e dell’intestino. Per risolvere il problema, Frau Alta Alimentazione ha formulato i Fermenti Lattici Tindalizzati, il primo integratore alimentare che fornisce ben 8 miliardi di fermenti lattici in forma Tindalizzata, un particolare procedimento che si ottiene sottoponendo i fermenti lattici a trattamento termico controllato (56° C per 30 minuti), senza modificarne le proprietà biologico-funzionali. Grazie a questo procedimento, sono resistenti agli acidi (succhi gastrici), agli enzimi digestivi e agli acidi biliari; inoltre, sono stabili a temperatura ambiente per un lungo periodo di tempo (tre anni). Tutto ciò li rende l’alternativa più valida ai fermenti lattici vivi, che possono subire drastiche riduzioni, sia a livello di formulazione dei preparati, sia nel tratto digerente, prima di poter raggiungere la flora batterica intestinale. (9Colonne)

BUON COMPLEANNO, ASPIRINA

Si deve all’artrosi del vecchio padre ma soprattutto ai suoi disturbi gastrointestinali se Felix Hoffmann inventò l’aspirina. Aveva infatti preparato per il genitore un medicinale a base di estratto della corteccia del salice per alleviarne i dolori ma siccome era risultata mal tollerata vi aveva bollito per tre ore, insieme all’acido salicilico, dell’anidride acetica (da cui la prima lettera della sua denominazione, A). Così nacque l’aspirina (da spiraea, nome latino del salice), l’analgesico più venduto nella storia – già nel 1950 entrato nel Guinness dei primati - con oltre 20 miliardi di pasticche consumate fino ad oggi e primo rimedio utilizzato su vasta scala per malesseri che vanno dal mal di testa all’influenza e al raffreddore (con esso si tentò, ad esempio, di frenare l’epidemia di Spagnola dopo la Prima guerra mondiale). Il 6 marzo 1899 il giovane chimico tedesco Felix Hoffmann brevettò quella che nei primi anni verrà commercializzata sotto forma di polvere bianca. Solo nel 1904 la Bayer deciderà di cambiare la sua forma commerciale, dandole l’aspetto con la quale la conosciamo oggi. Il principio attivo che caratterizza l’aspirina, l’acido acetilsalicilico, deriva appunto dalla corteccia del salice, pianta tipica dei terreni umidi e paludosi, confermando la tesi di Paracelso (1493-1541) secondo la quale la natura offre risanamenti ai danni che provoca. Già in un papiro egiziano di 3500 anni fa si raccomandano decotti di corteccia di salice contro i reumatismi. (9Colonne)