SCLEROSI MULTIPLA, CONFERMATA UTILITA’ TERAPIA PRECOCE

La sclerosi multipla, malattia cronica progressiva, può provocare nel tempo una pesante riduzione della qualità della vita. Per fortuna, se si interviene subito, la patologia può essere “congelata”: l’intervento precoce infatti è in grado di ridurne radicalmente l’aggressività, con un effetto che dura nel tempo. La conferma viene da vari studi - tra i quali uno di recente pubblicato sulla rivista americana The Annals of Neurology - condotti da Maria Trojano, ordinario di Neurologia e Direttore dell’Unità di Neurofisiopatologia presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’ Università di Bari, nel quale opera un centro di eccellenza su questa malattia, il più grande d’Italia per numero di pazienti seguiti, oltre 3.500. La ricercatrice - considerata una delle massime esperte internazionali sugli studi post-marketing volti a valutare i benefici dei trattamenti nel lungo termine - ha seguito 1. 500 pazienti per 7 anni per valutare l’impatto nel tempo di una terapia con Interferone beta. “La sclerosi multipla è una malattia cronica con una durata di oltre 30 anni, tuttavia la maggior parte degli studi clinici di fase III possono essere condotti, per problemi etici e per i costi elevati, per periodi non più lunghi di 3 anni - spiega Trojano -. Per i malati invece l’attesa più importante da un trattamento è senza dubbio poter mantenere la propria autonomia, qualità di vita e prevenire la disabilità a lungo termine. Il nostro studio ha dimostrato che una terapia con interferone beta, iniziata precocemente e prolungata nel tempo, consente una riduzione significativa dell’incidenza della disabilità ed un rallentamento del tempo al raggiungimento di gradi severi di perdita d’autonomia ed allo sviluppo di una forma progressiva di malattia”. La sclerosi multipla rappresenta la prima causa di invalidità di origine neurologica nel giovane adulto. È più frequente nelle donne rispetto agli uomini e si manifesta prevalentemente fra i 20 e i 40 anni, con un picco intorno ai 20-30. Nel nostro Paese ne sono affette circa 57.000 persone. (9Colonne)

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