SCLEROSI MULTIPLA INFANTILE COLPISCE FUNZIONI INTELLETTIVE
La sclerosi multipla, quando si manifesta in età infantile, può colpire oltre alle funzioni motorie anche le funzioni intellettive, in particolare il linguaggio. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su “Neurology”, una delle più importanti riviste scientifiche internazionali. Il lavoro - realizzato dal gruppo di ricerca di Maria Pia Amato, professore associato di Neurologia presso l’Università di Firenze e responsabile del settore Sclerosi Multipla della Sod Neurologia presso il dipartimento di Neurologia - mette in luce un aspetto finora non conosciuto della sclerosi multipla infantile, mentre sono già noti i deficit causati da questa malattia sulle funzioni cognitive di adulti (attenzione, concentrazione, velocità di elaborazione delle informazioni e memoria). La sclerosi multipla - malattia demielinizzante del sistema nervoso centrale, a causa sconosciuta e patogenesi autoimmune - colpisce bambini e adolescenti nel 5% dei casi (sui 50.000 stimati in Italia); generalmente esordisce in età giovanile-adulta, tra i 20 e i 40 anni. Sono, dunque, molto pochi gli studi sistematici nella fascia di età infantile e quasi nulla è noto sulla relazione tra la malattia e lo sviluppo psico-intellettivo del bambino. La ricerca dell’ateneo fiorentino ha coinvolto 11 dei maggiori centri italiani per la sclerosi multipla, sottoponendo a test 63 bambini e adolescenti malati confrontati con 57 individui sani. La ricerca ha evidenziato che il 31% dei bambini e adolescenti malati ha significativi problemi cognitivi con impatto negativo sul rendimento scolastico, sull’inserimento sociale, sulle attività sportive, quindi, globalmente sulle attività quotidiane e sulla qualità della vita (per il 53% si ha invece una lieve riduzione delle funzioni cognitive). Inoltre, soprattutto nei casi in cui la malattia ha avuto un esordio in età precoce (prima dei 10 anni) si è osservato un quoziente d’intelligenza inferiore alla media dei controlli normali, e, in taluni casi, nel range dell’insufficienza mentale. “E’ necessario capire - spiega la prof.ssa Amato - come la malattia colpisca i bambini e gli adolescenti per poter elaborare una strategia terapeutica che fornisca ai pazienti, agli operatori scolastici e alle famiglie supporto nell’affrontare le difficoltà nel percorso scolastico e, più in generale, nel processo di adattamento complessivo ai molteplici problemi generati dalla malattia. Tra l’altro dobbiamo sottolineare come il cervello in questa fascia di età sembra dotato di una maggiore plasticità, e quindi di maggiori capacità di adattamento e recupero. Questo farebbe supporre la possibilità di maggior successo delle strategie terapeutiche, sia di tipo riabilitativo che farmacologico. E’ per questo che stiamo ora sviluppando uno studio longitudinale sullo stesso gruppo di bambini e adolescenti”. (9Colonne)

























