SCLEROSI MULTIPLA, INTERVENTO PRECOCE RALLENTA LA MALATTIA

La sclerosi multipla va bloccata sul nascere: con un intervento tempestivo oggi è infatti possibile ridurre radicalmente l’aggressività della malattia, che colpisce oltre 5 mila persone solo nel Lazio. “Ma è necessario attivarsi fin dal primo attacco - afferma il prof. Carlo Pozzilli, professore ordinario del Dipartimento di Scienze Neurologiche dell’ Ospedale S. Andrea dell’Università Sapienza di Roma -. Le nuove evidenze dimostrano infatti che un trattamento precoce con interferone beta-1b, dopo il primo episodio, rallenta del 40% la progressione della malattia e della disabilità. E’ quindi importante aumentare le conoscenza sulla patologia fra i cittadini e diffondere la cultura dell’intervento precoce fra gli operatori sanitari”. Da questa convinzione parte il progetto “Question Time in sclerosi multipla. Contro la progressione della disabilità: il trattamento precoce è la nuova opportunità?”, un vero e proprio talk show itinerante di sensibilizzazione e formazione che si è svolto a Roma e che in seguito toccherà Bari, Firenze, Genova e Padova. “La sfida – spiega Pozzilli - è riuscire a identificare fin da subito i sintomi e a trasmettere ai pazienti fiducia nei trattamenti. Questo richiede un inteso lavoro d’équipe che solo le strutture di eccellenza riescono a garantire al meglio. Dall’attivazione del Centro Sclerosi Multipla dell’Ospedale S. Andrea, nel 2001, abbiamo assistito oltre 4 mila pazienti, di cui 500 provenienti da altre regioni. Oggi, grazie anche alla collaborazione con altri Centri di Sclerosi Multipla operanti nel Lazio, possiamo affermare che i nostri cittadini possono contare su una rete assistenziale di ottima qualità”.

I dati più recenti di un importante trial internazionale sul trattamento con interferone beta-1b, lo studio Benefit, mostrano come un inizio tempestivo, subito dopo il primo sintomo, riduca del 40% il rischio di sviluppare un danno neurologico permanente. Dopo tre anni, i pazienti che avevano iniziato immediatamente il trattamento mostravano il 41% in meno di probabilità di sviluppare la sclerosi multipla rispetto quanti lo avevano iniziato successivamente. Il trattamento precoce con interferone beta-1b rappresenta attualmente un’alternativa unica per la salute dei pazienti: nessun’altra molecola per la sclerosi multipla ha infatti dimostrato questi risultati. (9Colonne)

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